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CORSO
SJO - HOKAR
1978-1982


Corso Sjo-Hokar
1978 - 1982
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LO SFERZO
di Gian Paolo Coppa
(Capo Servizio Marinaresco Nave Vespucci 1979)
Eppure ci siamo stati in tanti su questa Nave: Comandanti e Ufficiali, Nostromi e Marinai, Generali e Ispettori, scrittori e giornalisti, fotografi e cineasti e quando fuori per mare non parliamo di Consoli e Ambasciatori, e perché no di Capi di Stato e personalità di tante Nazioni del mondo.
E in molti l’abbiamo vista navigare, con le sue vele, bellissime, grandi, spettacolari, con i suoi marinai, svelti, capaci e bravissimi, con i suoi Cadetti pieni di promesse. Ci siamo stati veramente in molti e anche tu ci sei stato…………!
Ma nessuno di noi e anche tu come gli altri, dopo cento e più di cento ed ancora più cento migliaia di miglia che ha questa nave, mai nessuno, ti dico nessuno, si è mai accorto ed ha guardato, come dovrebbe, un oggetto importante di essa. Eppure è lì, vicino alla mostra, proprio sotto gli occhi di tutti, spesso ce l’hai sotto i piedi e “ci inciampi”.
E’ lì, proprio lì, al centro del ponte: LO SFERZO!
Ma si che lo hai visto e lo hai anche fotografato, forse, e ne hai sorriso. Ma anche gli altri lo hanno visto e lo hanno anche adoperato e rivedendolo hanno sorriso!!
Ma dimmi, quando leggi una poesia, a meno che sia di Trilussa, ci sorridi sopra?
Generalmente no; soprattutto se bella ed è poesia di vita. Ebbene lo SFERZO è una poesia, che fa parte della vita di alcuni uomini di mare, che son di questa nave, che pure son figli di questa terra.
E la nostra terra è ricca di storia, ricca di mare, ricca di tutto, ma povera, poverissima di spirito e per questo povera molto spesso anche di fatto.
E questi uomini, di questo povero mondo, che non si trovano mai, mai d’accordo per nulla e che sono capaci solo di litigare, e che dalla ricchezza sono solo buoni a procurare fama, e che per una donna diventano ridicoli (magari l’avessero veramente quella donna!), eccoli lì quegli uomini.
Alcuni di loro, guardali bene, sono adesso sullo SFERZO!
E lì sono vicini fra loro e riposano, o come diciamo noi marinai, “bozzano”.
Lo SFERZO li accoglie per una pausa giusta e dovuta, ma discontinua, molto discontinua, perché su di esso riposa la guardia, quelli cioè che han lavorato fino ad un minuto fa, a riva forse con le vele bagnate da serrare, o forse sulle drizze da alare, sollecitati ad alzarsi da quel fischio che emula il vento e le sue variazioni; da quel fischio di nostromo che lacera ed accarezza le orecchie e dice: “Coraggio alla manovra!”.
Ma lì, ogni tanto, si dorme e tu vedi che il sonno è ricco di sogni di donne, di case lontane, con letti di piume. E proprio guardando quel giusto riposo, che prende e corrompe tutto, godi la poesia dello SFERZO.
Un africano ed un italiano stanno vicini, un arabo ed un venezuelano, un siciliano ed un veneziano.
Talvolta, per scaldarsi dal vento, che è freddo, si accostano tutti l’un l’altro e vedi un braccio, stanco, ma pudico,e che nel riposo vuole muoversi un po’, trovare la miglior posizione sulle spalle del vicino. E in questa catena di anime a terra lo SFERZO gode una pace, ti assicuro, una pace mai vista!
Il mare brontola sempre; il vento, che è freddo, accarezza i capelli sporchi di sale o i cappucci di lana umidicci. Ma loro, gli uomini di guardia alle vele, sono difesi e protetti da quei pochi metri di tela piegata sul ponte e sui corpi: lo SFERZO.
Stanotte la gente ha alato la drizza, dopo una giornata di mare assai dura. Eppure non si dorme, non si “bozza”. Alcuni parlano; si parla sottovoce per non farsi sentire da orecchie indiscrete e curiose, si bisbiglia di un nome, del nome del Corso, si parla di unione compatta di un Corso. Unione, capisci…..unione compatta fra uomini di varie Nazioni del mondo!
Chissà che questa compattezza di sempre dei cuori nel mare, stretta stavolta nel nome non sia nata e si sia ancor più rafforzata là, sopra il ponte, là sullo “SFERZO”.
Alcuni ancora stanotte, già pensano al ritorno da una lunga crociera, già pensano al congedo, già pensano al futuro vicino o lontano che sia.
Tra giorni, quel pezzo di tela sarà ripiegato o forse tagliato o forse distrutto.
Però fra cinque, fra dieci, fra venti e più anni, stai certo, al posto di un letto di piume, di un caldo camino, ciascuno vorrebbe, e che pagherebbe, a tornare sul ponte a guardare e a sostare là, sullo “SFERZO” di Nave VESPUCCI.
C.C. Gian Paolo Coppa.